Il vano era pieno
Il 5 agosto la Santa Maria è stata giocata dall’inizio alla fine facendo tutto. Non una verifica a campione: ogni conversazione fino in fondo, ogni strada laterale, il finale, e la trascrizione di quello che il gioco rispondeva riga per riga.
Ne sono usciti undici rilievi. Sette erano difetti veri. Quattro, che sulle prime sembravano scollegati, venivano dalla stessa radice, e quella radice merita di essere raccontata perché è il genere di errore che si può fare per mesi senza accorgersene.
Una stanza che si diceva vuota
Nel gioco ci sono stanze che cambiano descrizione a seconda di quello che è successo. È il minimo che ci si aspetti da un’avventura: se hai portato via una cosa, la stanza non deve continuare a descrivertela lì.
Una di queste descrizioni si accendeva sulla condizione sbagliata. Non su una condizione rotta: su una giusta, che però racconta un’altra cosa. Diceva che il giocatore aveva capito qualcosa. Non diceva che il giocatore aveva spostato qualcosa.
Sono due fatti diversi e in italiano si dicono quasi con le stesse parole. Uno riguarda quello che una persona sa. L’altro riguarda dove stanno gli oggetti a bordo. Il primo non implica il secondo, mai, e quando li si confonde il gioco comincia a dire cose false con la massima sicurezza. Nel caso peggiore descriveva vuoto un posto che aveva ancora tutto dentro, come nella fotografia qui sopra.
Altri tre rilievi della lista, che sembravano di tutt’altra natura, avevano lo stesso vizio sotto. Uno solo di quattro sarebbe stato una svista. Quattro sono un’abitudine, e le abitudini si correggono con una regola: adesso, prima di scrivere una variante, ci si fa tre domande. Chi l’ha fatto, che cosa è cambiato fisicamente a bordo, e quale delle due cose sto guardando.
Quello che va detto è che nessuno strumento vede un difetto così. La condizione esiste, il codice compila, il testo è scritto bene. Serve qualcuno che entri in quella stanza avendo fatto le cose in un ordine che a nessuno era venuto in mente di provare. Abbiamo undici strumenti di verifica automatica e non ne ha trovato neanche uno.
Una cosa scritta che non arrivava a nessuno
Il rilievo più grosso della serata non è un testo sbagliato. È un testo giusto che non usciva.
C’è un ramo di conversazione, scritto mesi fa, collegato alla trama, con dentro del lavoro vero. La partita ha fatto tutto quello che c’era da fare e quel ramo non si è presentato nemmeno una volta. La catena delle priorità del comunicatore lo teneva per ultimo, e due rami più in alto lo coprivano senza lasciare una fessura.
Non si rompeva niente, e questo è il punto: nessun errore da nessuna parte, il gioco filava. Solo che una sua parte non esisteva per chi giocava, e continuava a risultare presente per chi lo scriveva. Di tutti i modi in cui un pezzo di lavoro può andare perso, questo è quello che fa più rabbia.
Nella stessa passata ne è saltato fuori un secondo della stessa famiglia: due domande che si escludevano a vicenda senza dirlo, e chi sceglieva per prima quella sbagliata perdeva l’altra per sempre.
Poi c’è il terminale che trasmetteva. Le consultazioni ai terminali di bordo
riusano il motore dei dialoghi, che è la scelta giusta, ma si erano portate
dietro anche il vestito delle chiamate a lungo raggio: intestazione con il nome
di chi parla e, in fondo, [FINE TRASMISSIONE]. Si consulta un terminale. Non
gli si telefona.
La modalità che toglieva informazione
Nelle impostazioni c’è ALTISSIMO CONTRASTO, la modalità per chi vede poco o non distingue bene i colori. In quella modalità la palette si appiattisce a due colori, e il grigio con cui si riconosce un comando non disponibile diventava bianco. Lo stesso bianco dei comandi che si possono usare.
Nella prima schermata del gioco cinque comandi su sei sono spenti. Il piede della
griglia diceva 5/6 BLOCCATI e a schermo non c’era niente che dicesse quali.
Una modalità di accessibilità che, accendendola, toglie informazione invece di
aggiungerne. È il difetto peggiore che si potesse avere, perché stava esattamente
nel posto fatto apposta per chi non può permettersi di indovinare.
Rimisurando il colore che reggeva quel grigio è venuto fuori che il problema era più largo del rilievo. Stava sotto la soglia di leggibilità su tutti e quattro i temi, non solo in quella modalità, e faceva due mestieri insieme: segnalava che una cosa è disattivata, e scriveva informazione da leggere. Un colore che fa due mestieri non si schiarisce. Si divide. Adesso sono due, e ognuno risponde di una cosa sola.
Nello stesso giro sono cadute altre tre cose che restavano a colori mentre tutto il resto passava a due, e le icone dell’inventario, che in quella modalità sparivano del tutto.
I contrasti adesso sono misurati: 21:1 sul testo, 7,3:1 sui comandi bloccati.
E qui arriva la sola cosa che chiediamo per iscritto in questo pacchetto. Quei numeri dicono che la regola è rispettata. Non dicono se la modalità, usandola, serva davvero a qualcosa, e quel giudizio non lo può dare chi ha scritto il codice. Se conoscete una persona ipovedente o daltonica disposta a provarla per tre minuti e a dirci se basta, ci fate il favore più grosso della lista. Anche, e soprattutto, se la risposta è no.
Il pacchetto di oggi
Da stamattina esiste il Playtest 8, versione v0.44.2. Fra questo e l’ultimo pacchetto che era in giro ci sono novantatré versioni.
La pagina che si attraversa all’avvio, quella che elenca le novità, è stata rifatta da capo invece che aggiornata. Correggerla voce per voce avrebbe lasciato in piedi la struttura, cioè le sezioni scelte per raccontare un pacchetto precedente. Alla radice c’era una data scritta a mano dentro un componente, ferma dal 30 luglio mentre il numero di versione lì accanto saliva da solo. Adesso anche il giorno di nascita del pacchetto si calcola quando il pacchetto si costruisce, come già faceva la scadenza.
Su Linux i formati diventano quattro. Il nuovo è l’.rpm per Fedora, chiesto al
playtest 7 da un tester a cui allora abbiamo dovuto rispondere che non c’era.
Non è stato soltanto prodotto: la stessa procedura che lo costruisce lo installa
dentro una Fedora pulita e lo avvia, e considera fatta la verifica solo se il
processo è ancora vivo dopo otto secondi. Un pacchetto che nessuno ha aperto non
è pronto, e leggere i metadati di un file non è aprirlo.
Il verde che si certificava da solo
Un’ultima cosa, di quelle imbarazzanti da raccontare.
Le clip dell’introduzione non stanno nel repository, perché pesano. Vengono rimesse al loro posto al momento di costruire il pacchetto, prese da un archivio tenuto a parte. Quell’archivio era fermo al 22 luglio, e nel frattempo i titoli di testa erano cambiati in tre punti.
Quindi chi ha giocato il playtest 7 su Linux ha visto un’introduzione vecchia, con il titolo composto col carattere tipografico invece che con il logotipo ufficiale, e un nome nei crediti che mancava. Su Windows era giusta. I pacchetti Linux di stamattina erano partiti con lo stesso difetto e sono stati fermati prima che arrivassero a qualcuno.
Il controllo automatico dava verde. Confrontava le clip dentro il pacchetto con quelle presenti al momento della costruzione, ma quelle presenti erano esattamente quelle che l’archivio fermo aveva appena rimesso lì: paragonava un artefatto vecchio con se stesso. Un controllo che non può fallire non serve a niente, ed è peggio di nessun controllo, perché rassicura.
I quattro pacchetti Linux di oggi sono stati rifatti. Stavolta la verifica è stata fatta aprendo l’archivio interno del pacchetto e confrontando i 19 file video uno per uno con quelli veri. Diciannove su diciannove.
Come si chiede
Il gioco si finisce. Poco più di un’ora se si sa dove andare, parecchio di più altrimenti. Non ci si spara e non si muore: se restate bloccati è colpa nostra, non vostra, ed è esattamente la cosa che vogliamo sapere. Manca ancora quasi tutto il doppiaggio: l’unica voce incisa è quella di William sull’introduzione, e ci interessa sapere se sotto la musica si sente.
Se volete provarlo e raccontarci dove vi siete persi:
- per posta, a runtimeradio@gmail.com
- su Telegram, cercando @SimonePizzi
C’è per Windows, come installer o versione portabile, e per Linux in quattro
formati: .deb, .rpm, AppImage e .tar.gz. Con il pacchetto arrivano delle
note che spiegano cosa manca e cosa non vale la pena segnalare, così non si perde
tempo su cose già sapute.
Due avvertenze oneste. Il gioco è soltanto in italiano, la traduzione arriverà ma non c’è ancora. E la copia smette di funzionare il 13 agosto: è una build di prova, non una demo, e dopo quella data si apre su una schermata che lo dice. Se serve più tempo si rifà il pacchetto con una data nuova, basta chiederlo.
Quello che ci serve sapere, in ordine di importanza: dove vi siete bloccati e per quanto; se i sei comandi vi sono bastati; se la voce dell’introduzione si sente sotto la musica; e se avete capito perché un enigma si risolveva così, oppure ci siete arrivati a tentativi. Quelle ultime due sono difetti diversi e conviene segnalarli separatamente.
Grazie a chi ci ha già scritto. Quasi tutto quello che è raccontato qui sopra esiste perché qualcuno ha giocato e ha detto che cosa non tornava.