Le cose da guardare sono dodici
Ogni pacchetto di prova si apre su una schermata che non fa parte del gioco. Dice che questa copia scade fra sette giorni, che il doppiaggio quasi non c’è ancora, e che cosa è cambiato dall’ultima volta. Si attraversa premendo un tasto, e poi comincia la nave.
Per otto consegne quella schermata ha raccontato. Da oggi fa domande.
Un elenco di modifiche si legge e si annuisce
La reazione a un elenco di cose fatte la conosciamo bene, perché è la nostra quando apriamo il changelog di qualcun altro: va bene, bello, avanti. Nessuno smette di leggere per andare a controllare.
Una lista di cose da fare funziona in un altro modo. Chi la legge apre le impostazioni, muove un interruttore, guarda cosa succede, e se non succede quello che si aspettava lo scrive. Ed è la sola ragione per cui un pacchetto di prova esce dalla porta.
Quindi adesso la seconda schermata dice: premi F3, muovi gli interruttori, copri i colori con la mano e dimmi se capisci ancora com’è messo ogni comando. Metti i testi alla misura più grande e gioca mezz’ora così, e se qualcosa esce dallo schermo fermati e scrivicelo. Se la tua scheda video ha la sincronizzazione verticale su «Veloce», guarda il menu fermo per dieci secondi: sfarfalla ancora?
Sono dodici righe, numerate. La numerazione serve quando torna indietro la risposta: chi segnala scrive «la sei non l’ho capita», e senza i numeri avrebbe scritto «quella degli interruttori, o forse quella dei colori».
Il testo era piccolo perché la pagina faceva due mestieri
Dividere quella schermata in due viene da un difetto che stava lì da mesi e che nessuno di noi aveva chiamato per nome.
La pagina teneva insieme le avvertenze che si devono leggere per forza e il racconto di tutto il lavoro della settimana. Per farceli stare tutti e due il corpo del testo era stato abbassato, e poi abbassato ancora, fino a dodici punti e mezzo su tre colonne strette. In un pacchetto di qualche giorno fa le colonne avevano addirittura sforato, e il taglio non si vedeva: il testo in eccesso spariva e basta.
Su una schermata che parla anche a chi vede poco, e che è la prima cosa che nessuno può saltare, quello è il posto peggiore dove rimpicciolire il testo.
Adesso le avvertenze sono tre riquadri e nient’altro, e il corpo è passato da dodici e mezzo a ventuno. Stessa informazione, quasi il doppio di misura, e lo spazio non l’abbiamo inventato: era occupato dal racconto, che è sceso nel file di note che accompagna il pacchetto. Un file di testo non ha un fondo pagina.
La seconda schermata resta facoltativa. Si apre con un tasto solo, scritto in grande dentro il richiamo. Chi non la apre non avrebbe letto neanche l’elenco di prima.
Quello che ferma un tester non è sempre dentro il gioco
Questa parte non riguarda una riga di codice nostra, ed è quella che ci ha spostato di più.
Una delle persone che provano il gioco ha scaricato il pacchetto e Windows lo ha fatto sparire, dicendo che aveva riconosciuto una minaccia. Nel cestino non c’era. Ha riprovato più volte, convinta di aver sbagliato lei qualcosa.
Il file era in quarantena, che è un magazzino chiuso di cui una persona normale non sa nemmeno l’esistenza. E la causa è nostra: il nostro eseguibile non è firmato digitalmente. La firma è un certificato che si compra, e dice a Windows chi ha prodotto il programma. Senza, per Windows questo gioco è un programma senza nome, e i programmi senza nome li tratta così. Non sta trovando un virus: sta dicendo che non sa chi siamo.
Lo sapevamo possibile e non l’avevamo scritto da nessuna parte. Non era ancora capitato solo perché fino a quel momento chi provava il gioco era pratico, e chi è pratico riconosce quel blocco e tira dritto senza nemmeno segnalarlo. Chi non lo è si ferma, e non segnala niente: smette, e pensa di essere lui il problema.
Adesso le note del pacchetto aprono su quello, con il procedimento scritto per chi non sa cos’è una quarantena, e con la trappola dichiarata: il blocco arriva in due momenti diversi, prima l’antivirus che cancella il file e poi un secondo sistema che si rifiuta di eseguirlo. Chi supera il primo si ferma al secondo credendo di non aver fatto niente.
Anche la versione senza installazione, quella che si scompatta e basta, adesso ha una cartella dentro. Prima erano settantasei file nudi: chi usava «Estrai tutto» non se ne accorgeva, perché la cartella la crea Windows, e chi trascinava fuori il contenuto se li ritrovava sparsi sul desktop.
La firma digitale resta l’unica cosa che toglie il problema alla radice. Costa, e si comprerà prima che il gioco vada in vendita.
Una riga che spiegava la soluzione e poi la negava
C’è un contenitore chiuso da cinghie, e per aprirlo basta premere di lato. Il verbo giusto rispondeva che le cinghie volevano pressione laterale e che così non veniva.
Riletta a freddo, quella frase si smentisce da sola. Dentro una partita, no: suona come un indizio. Un tester l’ha letta, ha concluso che gli serviva un attrezzo, ed è andato a cercare un gancio che nel gioco compare soltanto dentro la descrizione di un’altra cosa e non si può prendere. È rimasto lì. Grazie a Mauro Sergio, che invece di girare in tondo l’ha scritto.
Prima di correggere abbiamo chiesto al codice, bersaglio per bersaglio su tutte e dieci le schermate, su quale verbo stesse l’effetto. Il conto grezzo dava ventitré casi sospetti. Guardandoli uno per uno, ventidue erano rifiuti scritti apposta, tipo «è un attrezzo, non un contenitore» o «è una piattaforma su ruote, non ha coperchi», oppure rifiuti che nominano quello che manca, che è il modo in cui un gioco a verbi dà una mano senza dirtelo.
Il difetto vero era uno. Ed era l’unico posto in cui il gesto che apre è soltanto un gesto, senza chiave e senza attrezzo: lì il verbo non aveva niente da chiedere, e diceva di no per abitudine.
I nomi nei titoli di coda
I titoli di coda adesso fanno i nomi di chi sta provando il gioco, in ordine d’arrivo, e dei primi due che hanno donato qualcosa.
Aggiungere dei nomi vuol dire allungare il rullo, e finché la durata è stata un numero scritto a mano il rullo si limitava a correre più in fretta. Nessun errore, nessuna prova rossa: titoli di coda un po’ più veloci di come erano stati approvati. Adesso la cosa scritta a mano è una sola, la velocità, e la durata la misura il gioco guardando quanto è alto l’elenco.
Non li abbiamo ancora visti scorrere con i nomi nuovi. È la riga sette della seconda schermata.